L’uomo più brutto del mondo
Era brutto, ma davvero (realmente) brutto, Felice: grasso e basso, con gli occhi piccoli e il naso lungo lungo, una gamba (pierna) più corta e la mento (mentón) più grosso come due cipolle (cebollas).
Era così brutto Felice che, quando camminava per la strada, la gente rideva di lui (la gente se reía de él).
“Mamma mia quanto è brutto!” – dicevano – “Guarda come cammina, sembra un elefante...”
“È l’uomo più brutto del mondo!”
“Ehi, venite a vedere, c’è un uomo bruttissimo, sembra il figlio di Frankenstein!”
“Ma da dove è uscito, dallo zoo?”
Felice non rispondeva. Era abituato a sentire queste cose. Da quando era nato (desde que nació), nessuno gli aveva mai detto una parola gentile.
Neanche sua madre, che non lo aveva mai amato e che, quando l’aveva visto per la prima volta, si era spaventata a morte e aveva cominciato a piangere (le daba miedo su hijo y comenzó a llorar).
Felice non aveva amici, perché nessuno voleva parlare con lui, e naturalmente non si era mai sposato, perché tutte le donne che lo vedevano scappavano via. E anche se lui era sempre molto gentile, nessuno si fermava mai a salutarlo o a chiedergli semplicemente “come va.”
Nella vita di Felice non succedeva mai niente di speciale e i giorni erano tutti uguali, lunghi e tristi come una sera d’inverno. Così, nonostante il suo nome, Felice era molto infelice.
“Che male ho fatto?” – pensava – “Perché Dio mi ha fatto così brutto? E perché qualcuno nasce bello, alto e con gli occhi azzurri e qualcuno invece nasce basso, brutto e grasso? Dov’è la giustizia in tutto questo? E perché, se uno è brutto, non è mai brutto completamente, ha sempre anche qualcos’altro brutto – per esempio gli occhi, la bocca o le gambe – e ne mio corpo invece è tutto sbagliato e non c’è niente di bello, neanche un capello?”
Certo, anche Felice, come ognuno di noi (como cada uno de nosotros), aveva sentito dire che la bellezza non è tutto nella vita, e che in un uomo sono più importanti l’intelligenza, la sensibilità, l’onestà...
“Però questo è vero solo in teoria…” pensava lui – “Nella realtà è diverso: se sei brutto, come me, non hai nessuna possibilità, perché gli altri ti guarderanno sempre come un mostro.”
E concludeva: “Resterò sempre solo, triste e infelice per tutta la vita.” (oye, que pena de cuento)
Ma un giorno, mentre camminava per la strada, Felice aveva sentito una qualcuno che lo chiamava:
“Scusi, signore…”
“Dice… a me?” – aveva chiesto timidamente Felice, che non era mai voluto parlare (que nunca ha querido hablar). Infatti (en efecto), quando girava per la città, la gente lo fermava solo per dirgli cose cattive.
“Sì, dico a Lei. Scusi se La disturbo… Mi aiuta ad attraversare la strada, per favore?”
Felice non credeva ai suoi occhi. Davanti a lui c’era una ragazza bellissima, o almeno così gli sembrava (o al menos a él se lo parecia). Era forse uno scherzo? (¿Tal vez fue una broma?)
“Come?... Cosa?... Attraversare la strada?”
“Sì...” – aveva risposto la ragazza. – “Sono cieca. Per me non è un problema camminare da sola, però quando devo attraversare la strada ho paura delle macchine (tengo miedo de los coches). Allora, mi aiuta?”
“Veramente... Veramente io e lei ci conosciamo...” – aveva detto Felice, che era tutto confuso e non sapeva come rispondere.
Ma subito aveva pensato che quella risposta non era molto gentile e allora aveva aggiunto:
“Mi scusi, signorina, non avevo capito. Certo che l’aiuto! Con molto piacere! Prego, mi dia la mano.”
Così Felice e la ragazza avevano attraversato la strada. Era una calda giornata di aprile. L’aria era profumata (el aire era fragante), gli alberi erano pieni di fiori. Felice si sentiva contento. Per la prima volta nella sua vita, qualcuno gli aveva parlato normalmente. Era una sensazione bellissima, meravigliosa. Per questo, quando la ragazza gli aveva chiesto se poteva passeggiare ancora un po’ con lui (la chica le preguntó al feo si podía andar un poco más con él), Felice le aveva risposto subito di sì.
Da quel mattina, Felice e la ragazza cieca avevano cominciato a incontrarsi ogni giorno. Insieme facevano (lo hicieron) delle lunghe passeggiate per la città. Ogni volta, la ragazza chiedeva a Felice di raccontarle tutto quello che non poteva vedere(Felice le contaba lo que ella no podía ver): le aveva parlato dei colori degli alberi, delle case, della gente che passava per le strade ; per ogni situazione lui trovava sempre delle cose interessanti da dire e parlava così bene che lei non aveva mai sentito parlare delle cose in maniera così belli. Alla fine la ragazza si era innamorata di Felice. E siccome anche lui l’amava, avevano deciso di sposarsi.
Ma poi, una sera la tv aveva parlato di una nuova scoperta (descubrimiento) medica, con la quale era finalmente possibile guarire (sanar) molte malattie degli occhi. La tv aveva detto che tante persone gravemente malate avevano già provato questa nuova tecnica, ed erano tutte miracolosamente guarite.
“Anch’io voglio provare...” – aveva detto la ragazza. “Così quando sarò guarita, potremo finalmente sposarci ed essere felici. Dovremo sposarci a data del nostro matrimonio, ma per te non è un problema, vero?”
Felice le aveva risposto che no, non era un problema. Perciò le aveva promesso tutto il suo aiuto e l’aveva accompagnata a parlare con i medici.
Felice era molto contento per la ragazza, tuttavia sentiva che tra loro le cose sarebbero presto cambiate (sin embargo, sabía que pronto las cosas cambiarian entre ellos).
“Quando mi vedrà, non mi vorrà più...” – pensava.
Dopo l’operazione, la ragazza era rimasta alcune settimane in ospedale con gli occhi coperti da una medicazione. Felice naturalmente le era stato molto vicino. Poi, la mattina in cui i medici avevano tolto la medicazione, avevano portato di fiori rossi ed era andato in ospedale con il suo vestito più bello. Ma quando la ragazza aveva aperto gli occhi e aveva visto quell’uomo brutto, piccolo e grasso, con il naso lungo e le mani a forma di cipolla, non era riuscita a dire nulla.
“Ciao.” – l’aveva salutata lui. – “Riesci a vedermi?”
La ragazza aveva guardato un per un tutte le persone che erano nella stanza: i medici, le infermiere, gli altri malati; poi i suoi occhi erano tornati su quell’uomo basso e grasso che continuava a sorriderle con il fiori in mano.
“Sono Felice.” – ripeteva lui – “Mi vedi?”
“Sì, Felice, ti vedo. Sono guarita. Non è meraviglioso?” – aveva detto alla fine la ragazza, con una voce che sembrava allegra ma che in realtà era molto triste.
Il giorno dopo la ragazza era uscita dall’ospedale. I primi tempi si era sentita come una turista in un paese straniero: tutto per lei era nuovo, strano, interessante. Ma poi a poco a poco si era abituata a quella sua nuova vita da persona normale.
Felice, come al solito, le era stato vicino: l’aveva accompagnata nei suoi giri per la città e le aveva spiegato tante cose. Però, adesso, la situazione non era più quella di prima: ora che poteva vivere liberamente ed era una persona come tutte le altre, la ragazza non aveva più bisogno di lui per muoversi. Neanche le sue parole erano più così interessanti per lei: infatti adesso i suoi occhi potevano vedere normalmente, e molte delle spiegazioni di Felice erano diventate inutili.
Così, a poco a poco, Felice e la ragazza avevano cominciato a vedersi di meno.
Ogni tanto lui le chiedeva del matrimonio, ma lei gli dava sempre delle risposte poco chiare.
“Ci sposeremo.” – diceva – “Ma non subito, aspettiamo ancora un po’.”
Felice, che era sempre molto innamorato, aspettava. Fino a quando, un giorno, lei gli aveva finalmente parlato.
“Ho conosciuto un altro uomo.” – gli aveva detto – “E mi sono innamorata. Mi sposo con lui, mi dispiace.”
Poi lei l’aveva ringraziato per tutto quello che aveva fatto e se n’era andata.
Felice non era riuscito a dire niente. Era triste, disperato.
“Sono di nuovo solo.” – pensava – “Perché la mia vita è così infelice?”
Per molti giorni non era uscito di casa ed era rimasto tutto il tempo a pensare alla ragazza. Ma poi aveva cominciato a vedere le cose in modo diverso e qualcosa in lui era cambiato.
“Forse la colpa è mia.” – pensava – “E’ vero, in lei non ho visto altro che la bellezza. Perché in realtà la mia vita non può essere uguale a quella degli altri? Perché voglio sempre tutto quello che non posso avere? Devo imparare ad amare me stesso per fare molte cose belle con la mia vita.”
Un giorno Felice aveva deciso di cominciare ad accettare completamente se stesso. Si era messo quindi ad aiutare tutte le persone che avevano difficoltà a camminare per le città. E siccome era molto bravo a fare questo lavoro, in poco tempo aveva trovato un lavoro, uno vero, con uno stipendio e un’assicurazione per il ritiro.
Per il lavoro che faceva, era diventato molto conosciuto in tutta la città: ogni giorno aiutava ciechi e non vedenti ad attraversare la strada; accompagnava anziani nei negozi e li aiutava a portare la spesa fino a casa; e, dopo un po’ tutti i ciechi domandavano di uscire con lui, perché si divertivano a parlare con quella sua voce gentile. Felice, che in passato non aveva mai conosciuto soddisfazioni, si sentiva finalmente utile e importante.
“E’ strana la vita.” – pensava – “Perché prima o poi tutto cambia.”
“Ti voglio vedere.” – gli aveva detto un giorno la figlia di un amico dell’Unione Ciechi che avevano organizzato una grande festa.
“Mi manca!” pensava Felice.
Felice era sorpreso, non capiva.
“Tu mi sei sposata, perché dici questo?”
“Vedi Felice, quando ti ho lasciato i miei occhi erano guariti, ma il mio cuore era diventato cieco. Ho sposato un uomo bello, ma senza cuore, perché avevo dimenticato che cos’è l’amore. Adesso che posso vederti meglio, ho deciso che non so stare lontano da te.”
“Ti prego, torniamo insieme.”
“Dammi un po’ di tempo per pensare.” – aveva detto Felice – “Tra qualche giorno ti darò una risposta.”
Poi era andato a casa e si era messo a pensare alle parole della ragazza. Per una settimana non era uscito. Per la prima volta dopo molto tempo, non aveva accompagnato i suoi amici ciechi in giro per la città.
Alla fine aveva telefonato alla ragazza.
“Allora, mi vuoi?” – aveva chiesto lei.
“Sì.” – aveva risposto Felice – “Quando ti ho rivisto, una settimana fa, non ero sicuro di amarti ancora. Ma tu hai fatto soffrire molto. Per continuare a vivere ho dovuto dimenticarti. Ma adesso anch’io sono una persona nuova e l’amore non mi fa più paura. La mia vita è cambiata. Se tu mi vuoi, sono pronto ad amarti.”
Così Felice e la ragazza erano tornati insieme. Per festeggiare, gli amici dell’Unione Ciechi avevano organizzato una grande festa. Avevano bevuto e ballato tutta la notte.
“Mi sembra un sogno.” – aveva detto Felice la sera della festa – “E’ proprio vero che l’amore è cieco!”
Tutti avevano riso. Poi la ragazza l’aveva baciato. Finalmente Felice era davvero felice.
FINE
PREGUNTAS DE COMPRENSIÓN
Chi è il protagonista del racconto?
Il protagonista è Felice.
Come si chiama l’uomo brutto?
Si chiama Felice.
Come descrivono Felice le altre persone?
Lo descrivono come brutto, grasso e basso, con gli occhi piccoli, il naso lungo e una gamba più corta.
Cosa pensa Felice di sé stesso?
Pensa di essere brutto e che, per questo, non avrà mai possibilità nella vita.
Perché la gente ride di Felice?
Perché è brutto e ha un aspetto particolare che fa ridere gli altri.
Chi chiede aiuto a Felice per attraversare la strada?
Una ragazza cieca.
Perché la ragazza non può attraversare la strada da sola?
Perché ha paura delle macchine.
Cosa succede dopo che Felice aiuta la ragazza cieca?
Iniziano a parlare e a passeggiare insieme, diventando amici.
Come cambia la vita di Felice dopo aver conosciuto la ragazza?
La sua vita diventa più felice, perché finalmente ha qualcuno con cui parlare e trascorrere del tempo.
Perché la ragazza vuole fare l’operazione agli occhi?
Perché vuole guarire dalla cecità e vivere come una persona normale.
Cosa succede quando la ragazza vede Felice per la prima volta?
Rimane in silenzio e, col tempo, si allontana da lui perché non lo trova attraente.
Perché la ragazza lascia Felice?
Perché si innamora di un altro uomo dopo aver recuperato la vista.
Come reagisce Felice quando la ragazza lo lascia?
Felice è triste e disperato, ma poi decide di accettare sé stesso e migliorare la sua vita.
Cosa fa Felice per migliorare la sua vita dopo essere lasciato?
Inizia ad aiutare altre persone cieche e anziane, diventando conosciuto e apprezzato nella sua città.
Alla fine del racconto, cosa decide di fare la ragazza?
Decide di tornare da Felice, riconoscendo che lui è la persona che ama davvero.
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